Quando il dott. Pisano mi ha chiesto di scrivere un articolo per questo sito web, ho subito pensato al Kaizen aziendale. Come psicoterapeuta, infatti, mi occupo quotidianamente di benessere psicologico delle persone che mi contattano per svariati problemi, derivati sia dai conflitti familiari sia da quelli più legati all’ambito di lavoro (stress, mobbing, problematiche relazionali, …).

Ma come si può prevenire il disagio vissuto all’interno delle proprie realtà lavorative?

Con un approccio al mondo del lavoro diverso e con una visione più aperta sia da parte dell’azienda che dei singoli che ne fanno parte, in una parola sola, attraverso il Kaizen.

Questo termine deriva dall’industria giapponese e significa “miglioramento continuo”. In psicologia del lavoro, si fa riferimento al kaizen per migliorare i processi produttivi, il benessere psicologico aziendale a partire dalla base sino a raggiungere i vertici della piramide aziendale. 

La visione del Kaizen è quella del rinnovamento a piccoli passi, da farsi giorno dopo giorno, con continuità, in radicale contrapposizione con concetti quali innovazione, rivoluzione e conflittualità di matrice squisitamente occidentale. La base del rinnovamento è quella di incoraggiare ogni persona ad apportare ogni giorno piccoli cambiamenti il cui effetto complessivo diventa un processo di selezione e miglioramento dell’intera organizzazione. Il Kaizen è un processo quotidiano il cui scopo è il miglioramento dell’efficienza produttiva soprattutto attraverso l’ umanizzazione del posto di lavoro. Secondo l’approccio Kaizen, l’umanizzazione del posto di lavoro, ad ogni livello e coinvolgendo qualunque processo aziendale, comporta un aumento della produttività: l’idea è quella di nutrire le risorse umane dell’azienda elogiandole ed incoraggiandole alla partecipazione delle attività legate alla Qualità.

Presupposti necessari (per altro non sufficienti) al coinvolgimento totale dei singoli alla realizzazione degli scopi dell’Organizzazione sono:

  1. La costruzione dei processi aziendali attraverso il massiccio ricorso al Team Work;
  2. La trasformazione del management aziendale da Controller a Team Leader con spostamento del recruitment verso soggetti capaci di leadership carismatica e di coaching;
  3. Il potenziamento dei momenti di ascolto e dei canali comunicativi tanto interni quanto esterni (reporting, auditing, monitoring, B2B relationship, stakeholders embedding, customer relationship management, etc.);
  4. L’implementazione di riunioni periodiche dedicate al miglioramento (Kaizen Events) che non si limitano alla c.d. Management Review prevista dalla EN ISO 9001 ma che avvengono settimanalmente a livello di team;
  5. La gestione del cambiamento (Change Management) attraverso delle sessioni dedicate (Blitz Kaizen) affidate al Quality Manager che ne cura la preparazione, la gestione e le attività di follow-up in veste di facilitatore.

Il personale dell’Organizzazione, dal C.E.O. fino all’addetto alle pulizie, tanto quanto tutti gli stakeholders (per i processi ad essi dedicati), è tutto inderogabilmente coinvolto nel processo di miglioramento e nella gestione della Qualità.

Questo naturalmente può avvenire se la stessa azienda permette e accetta un cambiamento portato quotidianamente dai singoli lavoratori. In Italia, capita di sovente, infatti, di incontrare realtà chiuse, non aperte all’innovazione e spaventate dall’idea di cambiare, anche se questo può portare un miglioramento nei processi e nel lavoro aziendale, oltre ad un benessere collettivo percepito dai  dipendenti.

L’auspicio che possiamo fare è quello di avere una visione personale più aperta nel nostro approccio al mondo del lavoro che ci permetta di viverlo non solo come un dovere, un obbligo, ma un’opportunità di crescita personale e aziendale, nella speranza di avere altresì alle nostre spalle un ambiente lavorativo che ci faciliti in questo processo di crescita e di trasformazione. 

A cura del dott. Marco Santini
Psicologo – Psicoterapeuta
www.percorsipsicologici.com

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