Il titolo originale è Le couperet (La mannaia). In questo caso la mannaia è ciò che cade sulle vite di chi lavora in un’azienda in fase di ristrutturazione e delocalizzazione. Bruno Davert, manager nel settore chimico-cartaceo, qualificato e apprezzato, si ritrova improvvisamente senza lavoro. 

Bruno, quarantenne, con un alto tenore di vita e padre di famiglia (e bread winner), inizialmente ritiene che il licenziamento possa essere un buon momento per riposare, aggiornarsi professionalmente e cercare con calma una nuova opportunità professionale. Tuttavia, dopo tre anni è ancora disoccupato e disperato. 
Il regista Gavras descrive le asprezze del mercato di lavoro (soprattutto in un momento di crisi) con i suoi scioperi, l’individualismo e la concorrenza esasperati nella ricerca di un posto di lavoro.

A Bruno viene consigliato di seguire corsi di specializzazione e aggiornamento per superare i concorrenti che – dice il consulente in orientamento al lavoro – “mica li puoi ammazzare”. Invece il protagonista seguirà proprio questa strada: l’eliminazione fisica dei concorrenti per un posto di lavoro nella principale azienda del suo settore, l’Arcadia. Si procura i curricula e passa all’azione senza un attimo di esitazione o ripensamento. Bruno è ormai implicato in una guerra tra “poveri” con lo scopo di sopravvivere e di preservare il benessere della sua famiglia.
Gavras riesce a descrivere Bruno sia come carnefice delle sue vittime, sia come vittima di un sistema che lo sovrasta. Nelle ultime scene del film diventa evidente come l’umanità sia scomparsa nel mondo del lavoro: sia nel protagonista, sia nelle cartiere dove compaiono solo macchine automatiche.

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