Il cuneo fiscale (cuneo contributivo) è la differenza tra l’onere del costo del lavoro sostenuto dalle imprese e la retribuzione netta percepita dal lavoratore. Il cuneo fiscale può essere definito anche come la somma tra le trattenute al lavoratore e gli oneri a carico dell’azienda.

Nel dettaglio, la differenza tra costo del lavoro e retribuzione percepita, è dovuta ai versamenti al fisco e agli enti previdenziali e pensionistici (INAIL, INPDAP, INPS, oggi Super INPS) tramite le imposte contributive.

Incidenza percentuale
Un modo per misurare l’incidenza del cuneo fiscale è di considerare il suo peso in percentuale sul costo totale del lavoro. Si parla quindi di incidenza percentuale del prelievo contributivo e fiscale sul costo del lavoro.

Pressione fiscale
Il cuneo fiscale contribuisce inoltre a determinare la pressione fiscale sui contribuenti. Di conseguenza, a parità di altre imposte, quanto maggiore sarà il cuneo fiscale, tanto maggiore sarà la pressione fiscale.
Come tutte le altre imposte, un confronto solo quantitativo dell’incidenza del cuneo fiscale tra Paesi o periodi differenti ha poco significato se non è accompagnato da un’analisi qualitativa della spesa pubblica.
L’OCSE, nell’annuale rapporto sul prelievo fiscale e sui salari, aggiornato al 2011, ha calcolato che in Italia l’incidenza percentuale del cuneo fiscale è salita al 47,60% dal 47,20% dell’anno precedente, collocando l’Italia al sesto posto. La media dei Paesi OCSE è al 35,3% mentre quella europea al 41,5%.
Inoltre, il salario medio netto nel Belpaese per un lavoratore senza figli è di 25.160 dollari. Il dato, non solo è inferiore alla media OCSE (27.111 dollari) ma è molto distante da quello di Francia (29.798), Germania (33.019) e Gran Bretagna (38.952). Le retribuzioni lorde italiane (36.361), invece, sono in linea con la media Ocse (36.396).

Riduzione del cuneo fiscale
La riduzione del cuneo fiscale può essere ottenuta sia riducendo le imposte a carico dei lavoratori sia quelle a carico delle imprese. Storicamente, in Italia, di fronte alla carenza di risorse da destinare alla riduzione del cuneo fiscale, si registra una divisione tra le organizzazioni sindacali e le associazioni di imprenditori, commercianti e artigiani.
Le prime, principalmente attente alle esigenze degli occupati (e in particolare dei breadwinner), spingono per un taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori. Questo taglio, dovrebbe aumentare il potere di acquisto e i consumi e, nel medio-lungo periodo, stimolare l’occupazione. Le seconde, invece, sostengono un taglio del cuneo fiscale a favore delle imprese per aumentare la competitività e la creazione di nuovi posti di lavoro.

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