Se la diversità in quanto tale è un valore che arricchisce, anche la coesistenza di diverse generazioni di lavoratori all’interno di una stessa organizzazione può portare vantaggi non indifferenti.

Le aziende si trovano oggi a dover gestire un “ecosistema” complesso a causa dell’allungarsi dei tempi pensionistici e dell’ingresso nel mondo del lavoro di una nuova generazione, per cui è possibile individuare ben cinque gruppi. Un mix di età che porta con sé valori, esperienze e aspirazioni differenti.

​C’è però il rischio di un gap generazionale che la rivoluzione digitale non ha fatto altro che accrescere. Eppure dal modo in cui si compongono le differenze tra le varie generazioni dipende il futuro delle imprese: perché gestire la diversità generazionale è uno strumento di crescita, un valore aggiunto che si rivelerà particolarmente strategico durante il passaggio generazionale.
Sempre più spesso, quindi, si cerca di classificare i lavoratori in macro “Generazioni” legate all’anno di nascita e al periodo storico vissuto. Secondo molti studi, infatti, l’esser nati in un certo momento storico, influenza in modo più o meno determinante il proprio modo di pensare, di agire e di comunicare all’interno della società e del mondo del lavoro. Si tratta di generalizzazioni che non potranno mai eliminare le differenze individuali ma che possono comunque tornare utili come strumento euristico delle varie realtà aziendali.

Quali sono queste generazioni?

I tradizionalisti o veterani
I lavoratori over 60, contraddistinti da un alto senso del dovere, vivono secondo i valori che hanno imparato negli anni del dopoguerra e sono rimasti fedeli a solo uno o due datori di lavoro in tutta la loro carriera, nutrendo un forte rispetto per l’autorità e le regole. Sul lavoro prediligono la comunicazione formale scritta o face-to-face.

Baby Boomers
I “boomers” (anche detti figli del baby boom), nati tra la metà degli anni ’40 e ’60, sono caratterizzati da una forte etica del lavoro. Hanno vissuto il periodo della ripresa economica e del boom demografico successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E’ la generazione delle rivoluzioni culturali, delle lotte per i diritti civili, del movimento hippie, della rivoluzione sessuale, del pacifismo, del femminismo e del rock. Credono nella crescita personale, nel duro lavoro e nell’uguaglianza dei diritti. I Boomers rappresentano il cuore dell’alto management attuale. Sul lavoro comunicano in modo meno formale dei veterani e prediligano come forma di comunicazione le riunioni, il confronto face-to-face e telefonico, pur sapendo utilizzare le email.

Generazione X
Sono i nati tra il 1965 ed il 1980 che hanno vissuto eventi storici epocali come il declino del colonialismo, la caduta del muro di Berlino, la fine della guerra fredda e l’attentato alle Torri Gemelle. La Generazione X è oggi il segmento più grande dell’attuale popolazione lavorativa. Sono entrati nel mondo del lavoro con più lauree e master dei propri genitori ma, a causa della recessione, hanno minori aspettative.
Rispetto alla generazione precedente hanno una maggiore apertura mentale verso le “differenze” e sono anche i primi ad esser cresciuti con le nuove tecnologie (giocano al computer, scaricano musica, comunicano in tempo reale, vivono costantemente su internet e con il telefonino in mano, frequentano i social network…). Sono sicuri di sé ed indipendenti, molto competitivi ed orientati alla carriera. Scelgono il lavoro in base alla possibilità di miglioramenti di ruolo ed inquadramento. Prendono decisioni solo dopo lunghi confronti in riunioni e la comunicazione avviene attraverso email o strumenti tecnologici.

Generazione Y
Nati tra il 1980 e il 1995, sono i nativi digitali, cresciuti durante il boom tecnologico, vivono senza l’idea del posto fisso, in una condizione di precarietà. Conosciuti anche come Millenials, sono multitasking, ottimisti, sensibili, soprattutto dal punto di vista sociale, non sopportano le gerarchie e ricercano un buon equilibrio tra lavoro e vita. Comunicano in modo rapido attraverso chat, sms, ma anche email e riunioni e si aspettano risposte altrettanto rapide. E’ la prima vera generazione post ideologica. Tendono a vivere molto più a lungo in casa con i genitori (per questo anche detti “Boomerang Generation”).

Generazione Z
Sono i nati dal 2000 in poi, definiti dagli esperti “Generazione Post” (ossia che si racconta tramite “post”) e che, ancor di più dei Millenials, sono immersi nel mondo tecnologico e si annoiano facilmente se l’ambiente circostante non è stimolante. Per comunicare utilizzano smartphone e chat, con un linguaggio simbolico o abbreviato, essendo poco propensi alla lettura. Sono persone iperconnesse che preferiscono scrivere un messaggio al parlare direttamente. Hanno un maggiore accesso alle informazioni. Questo li rende più sensibili ai problemi “del mondo” ma anche più istruiti rispetto alle generazioni precedenti. Sono infatti molto abili a trovare soluzioni rapide ai problemi, anche se il loro istinto è di mirare più alla rapidità che all’accuratezza della soluzione.

Il ruolo dell’HR
Esistono dunque diverse generazioni che possono portare a scontri tra pensieri, modelli organizzativi e valori o, se si trova la strada per farli convivere e valorizzarli, anche all’innovazione e alla crescita aziendale. Basti pensare alla possibilità di poter differenziare l’approccio al cliente o di poter customizzare il prodotto o servizio sulla base di diversi target di riferimento.
L’HR può attivarsi già dalla fase di selezione, utilizzando sia i canali di recruiting tradizionali, per individuare lavoratori con esperienza, sia i nuovi canali come social e app, per cercare profili junior.
L’HR dovrà inoltre programmare percorsi formativi per ridurre il più possibile il digital divide tra generazioni.
Infine, può realizzare progetti formativi volti a coinvolgere i manager dei team, affinché siano pronti a gestire gruppi di lavoro con linguaggi, forme di comunicazione, abitudini e modi di ragionare diversi. Poiché la sovrapposizione di più generazioni influisce sull’organizzazione aziendale, dove di solito al vertice troviamo “baby boomers” o “veterani”, l’incapacità di gestire le differenze legate all’età dei collaboratori più giovani, si può manifestare durante le delicate fasi del passaggio generazionale.
Appare quindi evidente che se le aziende non hanno investito precedentemente nella trasmissione alle nuove generazioni dei valori e della vision aziendale, sarà molto difficile trovare manager e leader per il futuro dell’azienda.

Commenti 1

  1. Le diversità nascondono spesso molte similitudini: lo insegnano l’antropologia e la mediazione. Le risorse più utili emergono quando riusciamo a individuare le somiglianze tra parti apparentemente molto diverse.

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