​​Il bonus IRPEF di 80€, introdotto nel corso del 2014, è stato accolto in modo diverso dagli attori direttamente o indirettamente coinvolti. Visto favorevolmente dai dipendenti che hanno premiato in termini elettorali il PD alle europee, ha, dall’altro, scontentato i sindacati che si sono visti scavalcati nel loro ruolo di rappresentanti delle istanze dei lavoratori.

Le aziende, invece, hanno potuto beneficiare di un iniziale e parziale rallentamento delle richieste di aumento retributivo da parte dei dipendenti con i redditi più bassi.

A chi spetta il Bonus Renzi
Il bonus spetta ai dipendenti con reddito IRPEF complessivo annuo compreso fra gli 8145€ e i 26000€.
Nel dettaglio, le categorie di lavoratori ai quali spetta la detrazione fiscale, sono:

  • Titolari di contratto di lavoro dipendente e assimilati;
  • Collaborazioni coordinate e continuative;
  • Compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative;
  • Indennità e i compensi a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
  • Borsa di studio, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale;
  • Remunerazioni dei sacerdoti;
  • Prestazioni pensionistiche erogate dai fondi di previdenza complementare;
  • Compensi per lavori socialmente utili.
  • Sono invece esclusi i pensionati, liberi professionisti e autonomi, disoccupati titolari di sussidio, incapienti (stipendi inferiori a 8mila 145 euro).

Inoltre, per determinare il reddito che dà diritto al bonus, bisogna sommare tutte le eventuali entrate che il lavoratore percepisce, escludendo solo la rendita dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, l’eventuale anticipo del TFR in busta paga previsto sempre dalla Legge di Stabilità, gli incentivi corrisposti per il rientro dei ricercatori in Italia.
Da questo elenco si evince quanto sia difficile stimare a priori il reddito del dipendente e il diritto al ricevimento del bonus.

​Come funziona
Il bonus annuo è pari a 960 euro per i redditi fino a 24mila euro e scende progressivamente sotto questa cifra fino ad azzerarsi sopra i 26mila euro. Nel dettaglio, per i redditi fra 24mila e 26mila euro, il calcolo è il seguente: si moltiplica 960 per la differenza fra 26mila e lo stipendio divisa per 2mila.
960X(26.000-reddito percepito)/2.000
Esempio: stipendio di 24.500 euro: 26mila -24.500 = 1500
1500 : 2000 = 0,75
960 X 0,75 = 720 euro
La detrazione viene riconosciuta direttamente in busta paga.

Gli effetti distorsivi del bonus

A fronte di quanto sopra riportato, esistono due principali dinamiche distorsive del bonus:

  1. Chi rischia di rientrare tra gli incapienti (redditi inferiori a 8145€;
  2. Chi ha un reddito nella forbice dai 24000 ai 26000€.

​Incapienti
È la situazione più spiacevole che può verificarsi. Le casistiche possibili sono molte. Per es., un lavoratore ha un contratto di 6 mesi con un lordo di 800€. Successivamente, riceve per i restanti 6 mesi una Naspi di 500€. In questo caso il reddito complessivo è pari a 7.800 euro, mentre la detrazione per lavoro è maggiore dell’imposta lorda. Il bonus di conseguenza non spetta ma è stato totalmente o parzialmente ricevuto.
Il lavoratore sarà costretto a restituire i quasi mille euro. Si tratta di situazioni economicamente difficili dove gli incapienti non hanno la possibilità di rateizzare la restituzione.
In questa prima dinamica il bonus si comporta in modo iniquo proprio verso le fasce economicamente più deboli della popolazione.
Per questo motivo molte aziende preferiscono erogare il bonus solo quando il reddito del dipendente è certo.

La produttività per i redditi 24-26k€
Straordinari
Oltre al lordo percepito mensilmente, il reddito ottenuto dalle ore di straordinario è a tutti gli effetti reddito da lavoro dipendente e rientra nel computo per il bonus.
Lo straordinario potrebbe quindi ridurre l’importo del bonus tra i 24000€ e i 26000€. Inoltre, se il reddito complessivo superasse i 26000€, il lavoratore non avrà diritto al bonus e dovrà restituire l’importo.
Tuttavia, la possibilità che convenga evitare di fare straordinari e guadagnare la stessa cifra, è molto remota. È infatti sufficiente superare le 2-4 ore di straordinari per guadagnare di più rispetto alla riduzione dell’importo del bonus. È invece reale il rischio di guadagnare lo stesso netto per chi è già molto vicino ai 26000€ e fa solo occasionalmente straordinari.
Generalmente, quindi, non conviene rinunciare allo straordinario.
Premi
L’Agenzia delle Entrate ha inoltre chiarito che i redditi da lavoro dipendente assoggettati all’imposta sostitutiva del 10%, prevista per gli incrementi di produttività, devono comunque essere sommati ai redditi tassati in via ordinaria.
Visto che il bonus si calcola sullo stesso imponibile delle imposte e non sono previste deduzioni per il variabile, il dipendente rischia di dovere restituire i quasi mille euro al fisco.
In questo senso il bonus degli 80€ sembra penalizzare i lavoratori più performanti e aziende dinamiche che puntano sulla qualità e sulla produttività. L’effetto distorsivo è quello di un disincentivo alla produttività, in controtendenza con le politiche del lavoro degli ultimi anni.
Il bonus è quindi in contraddizione con l’esigenza dell’Italia di aumentare la produttività (così come richiesto dalle principali istituzioni internazionali) e con il rifinanziamento del salario di produttività.

Cosa possono fare le aziende?
Una via di fuga per le aziende per una migliore gestione delle politiche retributive è stata offerta dalla legge di stabilità 2016. Le aziende sono incentivate a dotarsi di un welfare aziendale attraverso agevolazioni fiscali.
Almeno nel caso dei premi, ci saranno aziende che, anche alla luce delle dinamiche del bonus Renzi, “trasformeranno” i premi in offerte di servizi e welfare per i dipendenti?​

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