Si può fare è un film del 2008, ispirato alle cooperative sociali nate negli anni ’80 per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia.

Nello (Claudio Bisio), un sindacalista milanese, dopo aver scritto un libro “poco ortodosso” sul mondo del mercato del lavoro, viene attaccato duramente dai “compagni” e trasferito con il ruolo di Direttore alla Cooperativa 180.

Il sindacalista, dopo aver avuto alcuni attriti con i pazienti, decide di coinvolgerli attivamente nella gestione della cooperativa. Dopo aver osservato le potenzialità e le idee di tutti, viene presa la decisione di non fornire più servizi assistenziali, ma di cominciare una nuova attività come posatori di parquet. Ogni “paziente” avrà quindi la possibilità di ricoprire un ruolo all’interno del gruppo valorizzando le proprie caratteristiche. Grazie ad una attenta gestione delle “risorse umane”, la cooperativa si avvia verso un percorso di trasformazione fino a diventare un esempio di diversity management.
Dopo un primo lavoro andato male, la cooperativa riesce ad ottenere un appalto in un atelier d’alta moda. Il giorno della consegna finisce il legno: Luca e Gigio (Giovanni Calcagno e Andrea Bosca) decidono di usare gli scarti per completare il pavimento con il disegno di una stella. L’idea viene molto apprezzata dal titolare dell’atelier e risulta vincente anche per l’ottenimento di nuove commesse. 

Il sindacalista a questo punto si rende conto che necessario e auspicabile ridurre il dosaggio dei farmaci, trovando però la ferma opposizione del Dott. Del Vecchio (Giorgio Colangeli).
Quando tutto sembra andare per il meglio avviene una tragedia: Gigio, si innamora di Caterina, la figlia di un cliente. Successivamente Gigio è invitato ad una festa a casa della ragazza, dove prende parte ad una rissa con alcuni ragazzi che lo avevano deriso. In questura Gigio sente Caterina mentre lo definisce  un poveraccio, lasciando intendere di non aver dato importanza al bacio che aveva dato a Gigio. Dopo la delusione, Gigio si suicida e la causa viene trovata nella riduzione delle dosi dei farmaci.
I pazienti tornano alle cure del Dott. Del Vecchio, che però ammette di aver riscontrato dei miglioramenti dovuti all’attività lavorativa. Il film si chiude con l’immagine di numerosi pannelli già pronti e l’arrivo di nuovi soci da altri manicomi.

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